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ANUSCAletter 05/2014
Newsletter N° 5 di Giovedì 20 Marzo 2014
ANAGRAFE  Documenti
 

 

MA... ESISTE ANCORA IL DUPLICATO DELLA CARTA D'IDENTITA' ?

Uno dei comportamenti più disomogenei degli operatori dell’anagrafe, si riscontra al momento di esigere l’importo del diritto della carta d’identità, quando viene rilasciata come “duplicato” a seguito di smarrimento, se non addirittura per furto o deterioramento. Bene... vi dico la mia.

Per fare un’analisi completa dobbiamo risalire alle origini del documento, previsto dal Regio Decreto n.1488 del 6 novembre 1926 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.257 dell’8 novembre 1926, dal titolo “Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza”.

Il successivo Decreto Ministeriale del 10 novembre 1926 (G.U. n. 261 del 12/11/1926) nel determinare, all’allegato 1, il modello della prima carta d’identità disciplinava le prime regole tecniche di gestione del servizio e le modalità di rilascio.

All'art. 3 che testualmente recitava: “La carta d’identità è fornita gratuitamente ai Comuni dallo Stato ed è esente dalla tassa di bollo. I Comuni sono autorizzati ad esigere, all’atto del rilascio o del rinnovo un diritto non superiore a lire una, esentandone le persone iscritte nell’elenco dei poveri. In caso di smarrimento il duplicato della carta d’identità sarà soggetto al pagamento del doppio diritto”.

La prima constatazione dei fatti è che, in quel periodo, il modello del documento non aveva la matrice prestampata e, di conseguenza, all’atto del rilascio, ogni Comune provvedeva ad apporre un proprio progressivo riportandone gli estremi in appositi registri.

Da quanto premesso si evince che l’operazione di emissione del duplicato fosse tecnicamente possibile e, dalla consultazione di vecchi testi, ricavare che venisse soddisfatta mediante una riproduzione fedele del documento smarrito, contenente la matrice iniziale e la validità residua, nonché l’apposizione della stampigliatura di "DUPLICATO" sul margine sinistro in alto alla prima pagina del documento.

La complessa operazione di emissione del duplicato, aggravata dalla procedura di ricerca d’archivio, potrebbe essere la valida giustificazione del motivo di assoggettamento al raddoppio dei costi da addebitare a colui che, con il proprio comportamento, aveva omesso di custodire con cura il documento.

L’elemento che mi induce a pensare ad una “sanzione”, è la previsione di esonerare dal doppio diritto gli altri casi di rilascio di duplicato del documento, richiesto per motivi non riconducibili a “colpe” del titolare come, ad esempio, il caso di furto.

Attualmente il rilascio della carta d’identità viene disciplinato dal Regio Decreto 18 giugno 1931, n.773 art.3 e dal Regio Decreto 6 maggio1940, n.635 (Approvazione del Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n.773 delle leggi di pubblica sicurezza, pubblicato nel Supplemento alla Gazz.Uff. 26 giugno 1940, n.149) che recepisce interamente, all’art.291, relativamente ai costi, quanto già previsto dal precedente art.3 del Decreto Ministeriale del 10 novembre 1926 senza tener conto, però, che la diffusione di modelli già numerati dal Provveditorato Generale dello Stato poco si conciliava con le procedure di emissione del duplicato.

La problematica del duplicato venne analizzata dal Ministero dell’Interno che, con la circolare del 31/12/1992 n.24 prot. 09204992/15100-4571, pose in rilievo tale aspetto affermando: “Tali problematiche sono diversamente affrontate dalle amministrazioni comunali determinando diversità di comportamento che mal si conciliano con l’espletamento di un servizio che viene effettuato nell’interesse di tutta la collettività nazionale e, come tale, richiedente uniformità d’indirizzo... Passando ad affrontare il problema dell’emissione di un nuovo documento a seguito di smarrimento o sottrazione od anche deterioramento, vi è da dire che esso assume le caratteristiche di un vero e proprio rilascio ex novo per cui la validità di cinque anni ricomincerà a decorrere dalla data del rilascio che, peraltro, è subordinato alla presentazione della relativa denuncia ai competenti organi di polizia. Si precisa, infine, che non è affatto necessario indicare che il nuovo documento sostituisce quello rilasciato in precedenza considerato, inoltre, che l’unica dizione che può essere apposta è la non validità per l’espatrio”.

 

Gli aspetti trattati dalla circolare prendevano atto, dunque, del cambiamento operativo intervenuto sul tema, ma ancora oggi lasciano dubbi e incertezze e, personalmente, spazio ad una domanda:

se il documento è nuovo (e di conseguenza non c'è più la ricerca d’archivio per recuperare la matrice e la validità residua), ha una nuova matrice e una durata che comincia a decorrere dalla data di rilascio, perché si deve applicare il doppio diritto?

Tra l’altro e probabilmente proprio a seguito della circolare, c’è stata un’induzione a raggruppare nel termine “duplicato” sia lo smarrimento che il furto e il deterioramento, aumentando così le disomogeneità di comportamento; infatti, in alcuni casi, accade così che si chieda il doppio diritto anche per gli altri casi non riconducibili alla scadenza naturale del documento.

Un’altra fonte di convincimento, relativamente agli adeguamenti dei costi della carta d’identità, può essere ricercata nel dispositivo normativo previsto dall’art.10 del D.L. 18 gennaio 1993, così come integrato dalle modifiche apportate dalla legge di conversione n.68 del 19 marzo 1993, che testualmente recita:

12-ter. Il diritto fisso da esigere dai Comuni quale rimborso spesa, oltre ai diritti di segreteria di cui alla tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604 e successive modificazioni, all’atto del rilascio o rinnovo della carta d’identità, già stabilito in lire 1.000 dall’art. 27, comma 7, n. 5), del decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n.131, è elevato a lire 10.000 con esclusione di ogni altro onere a carico del richiedente, salvo l’assolvimento degli eventuali obblighi previsti dalla legge sul bollo.

12-quater. I Comuni che abbiano già deliberato un diritto superiore alla cifra di lire 10.000 devono adeguarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Due, in particolare, i passaggi che ci interessano.

Il primo si rileva nell’espressione “con esclusione di ogni altro onere a carico del richiedente”. La presenza di questa specificazione, può essere giustificata solo dalla volontà del legislatore di prendere atto dell’impossibilità tecnica di rilasciare il “duplicato” e che, di fatto, abbia voluto abrogare implicitamente il doppio diritto previsto per il caso di smarrimento.

D’altra parte i diritti sono solo quelli previsti per legge ed allora, così come adesso, non c’erano altri oneri ai quali il legislatore potesse far riferimento. Non si rileva, di conseguenza, altra necessità dell’inciso, se non quella di riallineare il comportamento disomogeneo venutosi a creare nel tempo.

Il secondo passaggio, a supporto della presente tesi, deve individuarsi nel successivo comma 12-quater, laddove viene indicato di contenere nella cifra massima di 10.000 lire il costo della carta d’identità qualora le Amministrazioni avessero provveduto a deliberarne costi superiori.

Il disposto normativo, a mio parere, è da ricondursi ad un unico scopo: obbligare le Amministrazioni ad allineare i costi entro i 30 giorni successivi qualora, per i casi di “duplicato” per smarrimento, l’importo avesse superato le 10.000 lire, nonché di eliminare tutte quelle previsioni locali che a vario titolo, avessero in qualche modo potuto aggravare i costi del documento.

Queste riflessioni ci conducono verso l’unica ipotesi sostenibile: il legislatore, prefigurando la presenza di atti deliberativi contenenti la riscossione di diritti, abbia disposto l’adeguamento di questi atti nei 30 giorni successivi volendo evitare il determinarsi di un costo pari a 20.000 lire.

Se così non fosse, bisognerebbe dare una diversa spiegazione all’articolato di legge nella presunzione che, se scritto, qualcosa dovesse pur voler significare.

In conclusione, passando oltre a queste mie personali valutazioni, si potrebbe definire auspicabile l’emissione di una direttiva, chiara ed esaustiva, che riesca finalmente ad omogeneizzare i nostri comportamenti evitando che l’incertezza ricada sui cittadini, con evidente disparità di trattamento economico, andando a sanare quelle “diversità di comportamento che mal si conciliano con l’espletamento di un servizio che viene effettuato nell’interesse di tutta la collettività nazionale, e, come tale, richiedente uniformità d’indirizzo (circolare del 31/12/1992 n. 24 prot. 09204992/15100-4571)”, ma soprattutto per regolarizzare “duplicati” emessi per furto o deterioramento e per i quali la riscossione dei doppi diritti non è mai stata prevista.

 

 

Antonia De Luca – Esperto ANUSCA

 

 

 

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